LA NOSTRA AZIENDA

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STORIA

Quelle della Cantina del Nebbiolo, a Vezza d’Alba, sono radici lontane. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le colline viticole piemontesi erano percorse da venti di innovazione e sviluppo, che avevano portato entusiasmo e fiducia nel futuro.

C’era, a livello nazionale, un movimento che sognava di creare un settore produttivo dedicato ai vini di qualità e di origine ed aveva trovato nella realtà piemontese molti interpreti e forti sostenitori. In particolare, sulle colline tra Langa e Roero, dove la vocazione alla vite e al vino erano consolidati da tempo.

Anche le gravi malattie della vite che venivano da lontano (a partire da metà ‘800, prima l’Oidio, poi la Peronospora e infine la Fillossera) avevano alimentato la voglia di progettare un futuro che dedicasse al giusta attenzione alla qualità del vino e alla valorizzazione delle colline migliori.

Anche il clero, in quel periodo, era al fianco dei viticoltori e li aiutava a trovare collettivamente la strada per realizzare i sogni che individualmente non erano possibili.

 

LE ORIGINI

Fu così che a Vezza d’Alba, grazie al lavoro paziente e propositivo del parroco di allora, Don Augusto Vigolungo, veniva costituita una piccola cantina sociale, con chiari caratteri parrocchiali.

Fu un contributo alla crescita del territorio, dove la vite faceva fatica a resistere alle insidie delle malattie e all’alternativa della frutticoltura che offriva la sua concreta soluzione ai problemi del reddito.

Quella del Roero di Vezza d’Alba, però, era già una terra fertile per la cooperazione, perché altre esperienze mutualistiche erano già in atto. Ma quella della piccola “cantina sociale parrocchiale” fu un’iniziativa che lasciò un segno indelebile.

 

TRA LE DUE GUERRE

Se le cose proseguirono con un po’ di fortuna per qualche anno, con il 1915 la situazione precipitò: alle porte c’era un grave evento, quella Grande Guerra, la prima mondiale per davvero, che avrebbe portato via dalle campagne, anche da Vezza d’Alba, le forze giovani in nome di un progetto di patria che era molto più grande di loro.

Finita la guerra, sulle colline restava molta desolazione: le famiglie e le aziende erano state private di molta forza lavoro e così avevano retto con fatica ai bisogni delle coltivazioni. I mezzi di difesa erano pochi, scarsamente efficaci e gli strumenti di supporto ancora più rudimentali e così le tre malattie della vite avevano causato gravi danni.

Anche il ventennio che si stava aprendo (1920 – 1940) avrebbe portato altri problemi: il vino di qualità aveva poco spazio nella politica autarchica di allora e questo metteva a disagio le aspettative della gente di queste colline; poi, con l’arrivo di un nuovo conflitto mondiale, la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata, portando la guerra anche in queste contrade.

 

LA RICOSTRUZIONE

Passata la tempesta, con la seconda metà degli anni Quaranta si ripartì: alla ricostruzione delle coscienze e dei paesi bisognava accompagnare lo sviluppo dell’economia.

Tra le vigne e le altre coltivazioni agricole si aggirava un altro pericolo: lo spopolamento delle campagne a favore delle città e degli altri settori economici. Bisognava fare in fretta e bene ciò che già era difficile realizzare in tempi normali.

Ma si sa, è nelle difficoltà che germinano le grandi idee e trovano terreno fertile.

Così, a Vezza d’Alba, tra le colline del Roero, riprese forza la cooperazione: era il 1959, quando un manipolo di viticoltori, 23 per la precisione, tutti del Roero, decisero che per progettare il futuro bisognava tornare al passato. Venne così fondata, a Borbore di Vezza d’Alba, la Cantina del Nebbiolo, una struttura cooperativa che doveva riprendere il discorso iniziato nel 1901 e cercare di concretizzare un progetto positivo per queste colline.

I primi anni furono difficili: c’era in giro un’aria di ostilità verso ogni novità, alimentata dai commercianti e dai mediatori, che vedevano in questo progetto collettivo una minaccia ai loro privilegi e ai loro interessi.

 

LA PRIMA VENDEMMIA

La prima vendemmia fu realizzata nel 1960 e da quel momento il percorso della Cantina del Nebbiolo non si è più fermato.

 

IL PRESENTE

Oggi, a distanza di più di 50 anni, la Cantina del Nebbiolo è sempre lì, collocata in bella evidenza proprio sulla strada Alba-Torino in località Borbore di Vezza d’Alba.

I soci sono 180 e producono le loro uve per l’80% sulle colline del Roero e per il 20% in altre zone altamente vocate alla viticoltura di pregio come quelle del Barbaresco e del Barolo, del Dolcetto e del Moscato.

Anche adesso, sono i viticoltori associati i veri artefici del progetto collegiale di questa cantina e del suo successo di qualità e di immagine. Anno dopo anno, il loro impegno cresce e si rinnova: produrre uve sane e pulite e poi recuperare con saggezza e meticolosità i vigneti più impervi delle zone di maggiore pregio, dove le macchine fanno fatica anche ad arrivare.

Oggi, il patrimonio viticolo condotto dai soci della Cantina del Nebbiolo è di circa 300 ettari di vigneti specializzati dove prevalgono i vitigni tradizionali piemontesi: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Bonarda tra i neri, Arneis, Favorita, Nascetta e Moscato tra i bianchi.

Nasce così una ricca gamma di vini di Langa e Roero, capaci di accompagnare la tavola dall’inizio alla fine dei pasti, con un rigoroso rapporto qualità/prezzo e un’attenzione particolare per la qualità e la piacevolezza: vini bianchi moderni ed eleganti e grandi vini rossi di territorio, capaci in ogni caso di conquistare i mercati, in Italia come nel resto del mondo.